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Come nasce una tecnologia ignifuga

09/02/2018 Come nasce una tecnologia ignifuga

Dietro COEX ci sono il know-how e la passione di due aziende, Zanolo e Torcitura Padana, che producono filati di qualità da oltre 50 anni. Alberto Tonani, responsabile Ricerca e Sviluppo del Gruppo Zanolo, e Simona Pesaro, presidente di Torcitura Padana, ci raccontano in questa intervista come è nata e si è sviluppata l’idea di investire su una tecnologia ignifuga al 100% naturale, dall’intuizione iniziale al brevetto che ha permesso il debutto ufficiale di COEX sul mercato. 

Come è nata l’idea di una tecnologia ignifuga 100% naturale?
Simona Pesaro: Entrambe le aziende lavoravano già da diversi anni sui processi in grado di migliorare le performance dei filati e l’idea di concentrarci sul binomio ignifugo/naturale è nata in modo spontaneo per rispondere alle continue sollecitazioni che ricevevamo dal mercato. Fino alla nascita di COEX, infatti, non esistevano tessuti naturali ignifughi ma solo tessuti sintetici flame retardant oppure tessuti naturali trattati con additivi chimici, che - oltre a contenere sostanze potenzialmente nocive, come la formaldeide - ne compromettevano in parte le qualità estetiche, la morbidezza, il comfort… I nostri clienti invece ci chiedevano un prodotto ignifugo, ma con le caratteristiche dei filati naturali.
Accanto a queste preoccupazioni di carattere “estetico”, gradualmente le aziende hanno iniziato a considerare anche gli aspetti di sostenibilità ambientale: da questo punto di vista, poter avere un tessuto completamente biodegradabile costituisce senz’altro un plus. Grazie alle sue proprietà COEX è, ad oggi, l’unico prodotto ignifugo al mondo ad aver ottenuto la certificazione GOTS (Global Organic Textile Standard), riconosciuta come il più importante standard internazionale per i prodotti tessili realizzati con fibre naturali da agricoltura biologica.

Una foto “storica” che ritrae Calogero Sirna, Simona Pesaro (Torcitura Padana) e Simone Simonetti (Gruppo Zanolo) nel giorno in cui è stata “coexizzata” la prima rocca di filato.

Quando avete capito che si poteva lavorare su questo tipo di tecnologia?
Alberto Tonani: I risultati delle nostre ricerche e sperimentazioni sono stati fin da subito positivi, confermandoci la correttezza dell’intuizione iniziale, ovvero agire direttamente sulla struttura molecolare della fibra di cellulosa, modificandola dall’interno in modo da creare una barriera “intrinseca” contro la fiamma, senza l’aggiunta di additivi. Avevamo però il problema di stabilizzare l’efficacia ignifuga del trattamento COEX e per questo aspetto è stata fondamentale la collaborazione avviata con il Dipartimento di chimica organica dell’Università di Pavia. I ricercatori ci hanno aiutati a identificare e rimuovere gli elementi che “disturbavano” la reazione, consentendoci di renderla stabile e ripetibile nel tempo.
Inoltre, strada facendo ci siamo resi conto che lavorare sui fili non era economicamente sostenibile e abbiamo iniziato a ragionare in un’ottica di tessuto: la tecnologia COEX si applica infatti direttamente sul prodotto finito e questo la rende molto più flessibile.

Quali test sono stati eseguiti per misurare l’efficacia di COEX?
Alberto Tonani: Difficile elencarli tutti. Ogni Paese prevede infatti diverse tipologie di prove differenziate per settore e per prodotto: ad esempio, all’interno dell’arredamento sono previsti test diversificati per le sedute, i tendaggi, il bedding, etc. COEX è stato testato secondo i più alti standard internazionali di protezione antincendio per ciascun settore merceologico: dall’arredamento domestico a quello navale, dall’abbigliamento sportivo a quello da lavoro, e così via.
Al di là delle diverse certificazioni ottenute, il dato più significativo sull’efficacia ignifuga della nostra tecnologia è comunque quello restituito dall’indice LOI (Limiting Oxygen Index), che misura la capacità intrinseca della fibra di resistere al fuoco: più alto è l’indice - e cioè la quantità di ossigeno necessaria per far bruciare la fibra – minore è la sua infiammabilità. Ebbene, con un indice LOI pari a 50, COEX è secondo solo alle fibre minerali, che hanno un altissimo potere ignifugo ma tutt’altro campo di applicazione.
 

Alberto Tonani e Simone Simonetti (Gruppo Zanolo) in posa davanti a COEX26, il composto usato per il trattamento ignifugo.

Quali sono stati i passaggi successivi?
Simona Pesaro: Una volta messa a punto la performance ignifuga, ci siamo occupati di alcuni aspetti accessori ma altrettanto importanti come la tintura, la resistenza del tessuto, il lavaggio, etc. e ancora oggi lavoriamo costantemente per migliorare sempre più le performance di COEX. Ben presto, inoltre, ci siamo resi conto che aver creato una tecnologia così innovativa era solo un punto di partenza: per cambiare davvero il mercato dovevamo fare conoscere al mondo la portata della nostra invenzione. Oggi siamo impegnati proprio nell’attività di comunicazione e accreditamento di COEX, un percorso non meno impegnativo ma che ci sta anche regalando tante soddisfazioni.

Volendo indicare una data di nascita di COEX, che giorno scegliereste?
Simona Pesaro: Per noi è il 5 agosto 2013, la data di registrazione del brevetto industriale. Il prossimo agosto spegneremo le nostre prime cinque candeline, siamo ancora giovani e pieni di entusiasmo!

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